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Diario
 


"Un uomo fa ciò che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana." J.F. Kennedy


15 novembre 2007

Senato, si va in pensione a 53 anni

 131.000 euro di reddito medio per i dipendenti
 
ROMA - I questori del Senato, decisi a tagliare i privilegi, stanno per proporre ai sindacati interni un immenso sacrificio: da gennaio tutti in pensione a 53 anni. Chiederete: è uno scherzo? Per niente: mentre il resto del Paese discute sul limite dei 61 anni (dal 2013) e la Germania ha già alzato l'asticella per arrivare a 67 anni, i dipendenti di Palazzo Madama possono ancora ritirarsi (in gran parte) quando sono sulla cinquantina, belli e aitanti.


Andando a prendere fino al 90% dell'ultima busta paga. E facendo marameo (fino a quando non verrà fatta una riforma seria) all'introduzione del sistema contributivo introdotto per tutti gli altri lavoratori italiani da oltre dodici anni. Il tema dell'innalzamento dell'età pensionabile, in realtà, è solo una delle questioni più spinose. E Dio sa se i senatori non preferirebbero evitare ogni possibile scontro, sia pure vellutato, con quel personale che così ossequiosamente li accudisce. La situazione, però, si è fatta insostenibile: la spesa per i dipendenti, compresi quelli a tempo determinato, è salita quest'anno a 158.407.000 euro. Il doppio (esattamente il 101% in più) rispetto al ‘97. Con un aumento reale, tolta l'inflazione, del 66,2%. Ci hanno detto e ripetuto in questi anni che siamo in tempi di vacche magre e che i cittadini tutti devono stringere la cinghia?

Bene: dal 1997 (quando erano 884 contro i 1.053 di oggi: più 169) gli addetti alla camera alta, dal magazziniere al segretario generale, hanno visto mediamente crescere la loro retribuzione netta del 46,58% in termini monetari e del 21,64% in termini reali, senza l'inflazione. Un trattamento deluxe, pari a circa il doppio del parallelo aumento registrato nello stesso decennio dagli stipendi degli altri dipendenti pubblici (più 12,5% reale) e quasi al quadruplo dei ritocchi (più 6,4%) strappati sempre dal 1997 al 2007 dai lavoratori delle industrie private. Neppure lo scandalo intorno ai costi esorbitanti della politica e dei Palazzi, esploso un anno fa dopo una serie di servizi del Corriere, è servito ad arginare l'onda lunga. Ricordate l'irritazione alla scoperta che un dipendente medio guadagnava nel 2006 la bellezza di 118 mila euro? Bene: adesso ne guadagna 131.124. Cioè 13.000 in più. Con un aumento dell'11%. Sei volte e mezzo l'inflazione. Risultato: perfino i dati sparati da L'Espresso a luglio, quelli che fecero strabuzzare gli occhi agli italiani nel leggere che il segretario generale Antonio Malaschini coi suoi 485 mila euro prendeva molto più del doppio del presidente della Repubblica, che uno stenografo arrivava a guadagnarne 254 mila e un barbiere 133 mila (pari a 36 mila più che il Lord Chamberlain della monarchia inglese William Peel) sono oggi vecchi. Da aggiornare in rialzo. E il bello è che, salvo una svolta, continueranno a crescere.

Le regole dicono infatti che se i questori del Senato non spediranno una disdetta ai sindacati dei dipendenti (una decina e piuttosto combattivi) entro il prossimo 31 dicembre, il contratto si intenderà automaticamente rinnovato per altri tre anni. E per capire come sia fatto, quel contratto d'oro zecchino, è sufficiente spiegare un dettaglio: ventidue anni dopo il referendum del 9 giugno 1985 sull'abolizione della scala mobile per tutti gli altri italiani, i lavoratori di Palazzo Madama possono ancora contare su una scala mobile tutta loro. In base alla quale il loro stipendio cresce ogni anno dello 0,75% oltre al recupero dell'inflazione programmata. Questa era stata fissata al 2%? L'aumento è del 2,75%. Con un regalino ulteriore. Nel caso l'aumento del costo della vita sia superiore a quello programmato, questo aumento viene tutto recuperato (inflazione reale al 3%? Aumento del 3,75) ma nel caso sia inferiore, vale la quota programmata: inflazione reale all'1%? Aumento del 2,75. Chiamiamola col suo nome: è un'indecenza. Offensiva nei confronti di tutti i cittadini italiani. A partire da quelli pronti a sottoscrivere la tesi di Franco Marini e Fausto Bertinotti, che dopo la deflagrazione del dossier stipendi spiegarono come il Parlamento dovesse avere un personale di eccellenza. Cittadini disposti a pagare profumatamente i funzionari indispensabili al funzionamento dello Stato. Ma non a riconoscere certi privilegi.

Come il diritto degli addetti alla Camera alta ad accumulare cinque giorni di ferie l'anno perché gli siano liquidati alla fine in base all'ultimo stipendio. O il regalino annuale di 2 milioni di euro distribuiti a pioggia come premio. O la progressione delle retribuzioni che, come avrebbe denunciato in una drammatica e segretissima lettera a Marini il questore Gianni Nieddu, possono impennarsi dall'assunzione alla pensione del 368%: tre volte quelle dei professori universitari, che non sono nemmeno gli statali meno pagati. Financo il rimborso dei taxi e dei permessi per entrare nel centro storico di Roma: 50 mila euro. C'è poi da stupirsi se, con regole così, il personale costa oggi uno sproposito? Pesava, dieci anni fa, per il 37,1 per cento sul costo complessivo del Senato. Oggi è salito di oltre sei punti: 43,2 per cento. Per un totale di 236 milioni di euro. Compresi, come si diceva, i soldi che finiscono ai pensionati. I quali sono oggi 656, costeranno nel 2007 ben 77 milioni e mezzo di euro e incassano mediamente 118 mila euro a testa. Quanto la cosa sia esplosiva lo dice il confronto col 1997: in dieci anni la spesa pensionistica di palazzo Madama è cresciuta dell'80,7%. Tolta l'inflazione, del 49,4%. Un'impennata mostruosa. Dovuta anche, come dicevamo, al fatto che i dipendenti assunti dopo il 1998 possono andare in pensione a 53 anni (purché la somma dell'età, dei contributi, minimo 30 anni, e dell'anzianità di servizio, minimo 21 anni, faccia almeno 109) e con l'eventuale ricongiungimento contributivo interamente a carico del Senato. Cioè quattro anni prima di chi ha la salute minata da lavori usuranti quali i minatori, i palombari, gli operai chimici che si calano nelle autoclavi, i fuochisti che lavorano agli altoforni. Cinque in meno di splendidi sex symbol del cinema come Fanny Ardandt o Richard Gere. Eppure in gran parte, se assunti prima del 1998, possono andare in pensione anche prima. Il tutto dodici anni dopo la riforma che porta il nome di Lamberto Dini. Alla faccia di chi si scanna sullo scalone, lo scalino, i quarant'anni di contributi…

Sergio Rizzo
Gian Antonio Stella

( www.corriere.it )




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14 novembre 2007

Concorso Android. Google cancella l'Italia

 Roma - Soldi, tanti soldi in palio per chi sviluppa software per Android. Non si tratta di una sfida di sapore asimoviano, bensì di un concorso lanciato da mamma Google per promuovere la sua piattaforma software per gli smartphone. Che non poteva chiedere carburante migliore per lanciarsi alla conquista del mercato.

Sergey Brin è stato chiaro: "Le migliori applicazioni (per Androdid, ndR) non sono ancora state create: le produrrete voi sviluppatori, e vogliamo riconoscervi questo merito". Così Google ha "messo da parte" 10 milioni di dollari (quasi sette milioni di euro), che distribuirà in premi a chi realizzerà le più utili e accattivati applicazioni per la nuova piattaforma.


Il concorso avrà inizio il 2 gennaio 2008: da quella data, gli sviluppatori avranno a disposizione due mesi per sottoporre le loro creazioni al giudizio di BigG. Al termine di questa prima fase, le 50 migliori applicazioni saranno selezionate e i loro creatori riceveranno ciascuno 25mila dollari (17mila euro) per il disturbo.

Visto che l'appetito vien mangiando, i cinquanta fortunati si daranno senz'altro da fare per elaborare ulteriormente il proprio lavoro: in palio ci sono altri dieci premi da 275mila dollari (190mila euro) e altrettanti riconoscimenti da 100mila dollari (69mila euro).

Non è ben chiaro quali siano le caratteristiche necessarie per costruire l'applicativo vincente: le FAQ parlano di valutazioni basate su "quanto sfruttano le capacità di Android per veicolare una migliore esperienza mobile agli utenti". Come dire, tutto e niente.

Le applicazioni, comunque, resteranno di proprietà dei loro creatori: una buona notizia per la comunità Open Source, che da BigG ha ricevuto anche ulteriori rassicurazioni riguardo il futuro di Android.

Tutti possono partecipare. O meglio, quasi tutti. Come segnalano molti lettori di Punto Informatico, l'Italia è stata esclusa dal concorso, assieme a Cuba, Iran, Siria, Nord Corea, Sudan, Burma (Myanmar) e Quebec.

Ragioni normative, spiegano da Mountain View: "Purtroppo alcuni paesi, come l'Italia, pongono requisiti addizionali per eventi come il Developer Challenge che rendono impossibile la sua apertura agli utenti di quei paesi". Garanzie economiche preventive, speciali autorizzazioni ministeriali.. tutto concorre a rendere la vita difficile, in questo caso a Google e più in generale a chi organizza manifestazioni di questo peso. Un'occasione perduta per gli sviluppatori del Belpaese. Chissà se qualcuno nel Palazzo se ne accorgerà.




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13 novembre 2007

VELTRONI: UN NUOVO BIPOLARISMO PER L’ITALIA

 Intervista di Aldo Cazzullo - Il Corriere della Sera ( www.corriere.it )

Walter Veltroni ha appena raccolto il segnale di Casini e Fini e aperto alla trattativa su una nuova legge elettorale proporzionale. Ma, più che rivendicare uno strappo, tende a ricostruire un contesto. «Ho semplicemente ricordato i due scenari che abbiamo di fronte. Il primo porta alla crisi di governo, all'esercizio provvisorio, alle elezioni con questa legge elettorale. E non mi pare affatto uno scenario auspicabile; perché non porterebbe né stabilità né serenità. Il secondo scenario prevede l'approvazione della Finanziaria, il governo che continua il suo lavoro e l'apertura di un tavolo su tre questioni. La riforma istituzionale, con al centro una Camera con un numero dimezzato di parlamentari. La riforma del regolamento parlamentare, in modo che si possano costituire solo gruppi con lo stesso simbolo che si è presentato alle elezioni. E una nuova legge elettorale, che fa parte della proposta Vassallo-Ceccanti- Bassanini: proporzionale senza premio di maggioranza, ma con altri meccanismi tecnici, presenti in tutti i sistemi elettorali europei, che consentano di ridurre la frammentazione politica e di assicurare la stabilità di governo.

Questa sua apertura ha suscitato anche critiche da leader di piccoli partiti come Boselli e da referendari come Parisi, che vede in pericolo il bipolarismo.
«Si tratta invece di creare un nuovo bipolarismo, fondato sulla coesione e non sulla coercizione, sull'alleanza e non sul programma; e sull'alternanza tra forze che riconoscano reciprocamente la propria legittimità. I modelli elettorali non sono abiti che si prendono e si indossano; vanno calibrati sulle esigenze del Paese, sull'assetto istituzionale, sulla situazione politica. È possibile trovare insieme un modello che recepisca il meglio dei sistemi elettorali vigenti in Europa».

Lei apre al dialogo con il centrodestra, proprio nei giorni in cui infuria la polemica sulla sicurezza. L'assassinio di Giovanna Reggiani. Ora, il delitto di Milano, con la donna romena trovata uccisa in una baracca incendiata.
«Un dramma che conferma quanto strumentale, quanto scorretta nei confronti del Paese sia la rappresentazione di un grande problema nazionale come un problema di Roma. Le baraccopoli esistono in molte altre città; e verrebbe voglia di sapere se altrove la questione sarebbe affrontata con i sopralluoghi, con i toni tanti duri, con i giudizi tanto aspri riservati a una città governata da persone dal colore politico diverso dal proprio».

Di questo passo diranno che è lei a strumentalizzare il delitto di Milano.
«Io sono solidale con Letizia Moratti. È triste che la politica italiana sia fondata sull'odio, sulla contrapposizione pregiudiziale, sull'uso della paura come della merce più facile da vendere. Cerco di sottrarmi a questa logica, tacendo quando avrei voglia di non tacere. Credo sia giusto reintrodurre, anche in modo unilaterale, elementi di civiltà nella politica. Per questo esprimo la mia solidarietà al sindaco di Milano, che fronteggia gli stessi problemi di Roma, di Bologna, di Palermo e di tutte le metropoli europee e mondiali».

Ma il flusso dell'immigrazione dall'Est europeo, e in particolare di rom, punta verso l'Italia.
«Sarebbe facile ricordare quando Berlusconi si definiva "l'avvocato della Romania" o quando Fini due anni fa sosteneva che "la risposta vera a questo fenomeno di dimensioni bibliche può essere solo nell'integrazione". Preferisco confermare quanto ho detto nella campagna per le primarie, attirandomi molte critiche: la sicurezza non è né di destra né di sinistra. E voglio fare un passo in avanti. Non può esistere una sinistra che non si faccia carico della sicurezza. Non può esistere una sinistra ignara che il problema riguarda innanzitutto gli strati più deboli, e attiene ai diritti fondamentali delle persone: il diritto di una donna a uscire di casa tranquilla, di un anziano a non essere aggredito, di un bambino a non essere molestato. Il centrosinistra deve salvaguardare questi diritti. E solo il centrosinistra può farlo».

Perché mai? La destra di solito è considerata più dura e più credibile in tema di sicurezza.
«Perché la sicurezza si salda al grande tema della legalità. Non ci può essere un'area in cui la legge non esiste e un'altra in cui viene invocata. La legge vale per tutti. Non possono esistere riserve di illegalità fondate su false giustificazioni sociali, come i campi rom in cui circolano armi e si alimenta il mercato della droga e della prostituzione. L'assenza della legalità ha prodotto la situazione che abbiamo sotto gli occhi: la crisi della cultura delle regole, la deviazione per cui chi sbaglia non viene punito. E il centrodestra ha una responsabilità. Il condono edilizio. Quello fiscale. Il falso in bilancio ».

L'indulto però l'ha voluto e votato il centrosinistra, insieme con Forza Italia e Udc.
«Non sto qui a giudicare. Constato che il Parlamento si è unito soltanto sull'indulto. Anziché reintrodurre i principi in base ai quali chi sbaglia paga, in questi anni si è fatto il contrario. È tempo che dalla politica venga un messaggio di rigore e di responsabilità. Non può essere che una persona arrestata 52 volte vada in giro tranquilla. Che un omicida se la cavi con qualche anno di galera. Che si possa rubare il rame dalle ferrovie e il giorno dopo essere già a spasso. E la responsabilità non è della magistratura; è del sistema giuridico, che complica le procedure. È giusto essere garantisti, fino al giudizio. Ma, in caso di condanna, la prima garanzia è quella che riconosce il diritto della vittima a vedere punito il colpevole».

È tempo di modificare in senso restrittivo la legge Gozzini?
«La mia risposta è no. Quello che dobbiamo guardare è l'assetto complessivo delle norme. I patteggiamenti. I vari benefici. Il procuratore Grasso ha lanciato l'allarme: i benefici ordinari e i benefici riservati a chi collabora con la magistratura ormai sono equiparati; il risultato è che nessuno collabora più. Il rispetto delle regole, e il rispetto delle sanzioni per chi sbaglia, è tipico di una cultura di sinistra. E poi la sinistra è la sola che può fare una politica di integrazione. Gran parte degli immigrati sono persone per bene, che non vanno relegate ai margini della società. Quanto tempo devono attendere per avere la cittadinanza? Perché ci si ostina a impedire loro di partecipare al voto? A Roma abbiamo migliaia di imprese gestite da immigrati, abbiamo fatto un grande lavoro per integrare i bambini rom».

Il centrodestra vi rimprovera di aver tentato di integrare anche chi l'integrazione rifiuta, anziché reprimere.
«Sono rimasto molto colpito dal modo in cui il centrodestra ha affrontato la questione. Sono riaffiorati vecchi riflessi, vecchie pulsioni. An ha riportato il proprio orologio indietro di quindici anni; e penso lo faccia perché qualcuno le sta creando un'alternativa a destra».

Storace usato da Berlusconi contro Fini?
«Se il capo dell'opposizione va a una manifestazione di un partito che ha sostenuto la legittimità del linciaggio e che ha avuto nei confronti del presidente della Repubblica e della senatrice Rita Levi Montalcini atteggiamenti che nulla hanno a che vedere con i metodi democratici, se Berlusconi va lì lo fa per dire a Fini che c'è un'alternativa possibile. E An, anziché evolvere in una grande forza moderata di centrodestra, è condizionata da Storace. Dire in tv che la direttiva comunitaria consentirebbe di espellere 250 mila persone significa ingannare gli italiani. Perché il governo di centrodestra nel 2002 ha accettato l'abolizione del visto, senza preoccuparsi di trovare accordi per regolare i flussi dall'Est? Perché per cinque anni non hanno fatto il decreto per le espulsioni che ha fatto ora il governo Prodi?».

Il governo Prodi si è mosso sull'emozione per la morte di Giovanna Reggiani. E il decreto, che lei ha sollecitato, viene ora attenuato; tanto che proprio il suo fedele critico Sansonetti scrive su Liberazione che lei, Veltroni, dovrebbe rallegrarsi che non sia passata la sua «linea dura».
«Non solo io, tutti i sindaci, nei mesi passati, hanno sollecitato il decreto. Dopo la tragedia, ho insistito; e il governo ha fatto bene a interpretare la reazione dell'opinione pubblica e a darle una risposta. Non vedo attenuazioni al decreto. Lanciare una campagna contro il razzismo è condivisibile, così come legare l'espulsione a gravi e concreti pericoli per la sicurezza. Affidare il giudizio alla magistratura ordinaria è corretto, come ha spiegato Giuliano Amato. Il punto essenziale è che i prefetti ora possono allontanare i criminali dal nostro territorio».

Ma è il «modello Roma» che il centrodestra mette in discussione.
«Il "modello Roma" andava benissimo fino a quando non mi sono candidato alle primarie. Allora si è cominciato a raccontare Roma in modo diverso. Nella realtà, la capitale cresce il doppio della media del Paese, cresce più ancora in termini di occupazione e fino al gennaio di quest'anno — cito dati del Sole 24Ore — aveva un numero di omicidi, scippi, rapine minore anche in cifra assoluta rispetto a città amministrate dal centrodestra. Abbiamo chiuso piaghe aperte da decenni, smantellato i campi della stazione Tiburtina, della Snia Viscosa, del residence Roma, abbattuto centinaia di baracche, chiuso decine e decine di campi nomadi, spostato 15 mila persone che allora non potevamo espellere».

Fini le rimprovera di concentrarsi sulle cose che le stanno a cuore, dalla festa del cinema alle notti bianche, e tollerare il racket dei lavavetri, quello dei mendicanti e in genere il degrado urbano. Cosa risponde?
«Non è colpa mia se i giornali si occupano più della festa del cinema o delle notti bianche che delle cose fatte quotidianamente per i problemi della città. Non è colpa mia se i media danno paginate all'arrivo di Nicole Kidman e non una riga su come abbiamo illuminato le periferie, aperto campi sportivi nelle scuole, costruito biblioteche. Certo, c'è un problema, che peraltro non riguarda solo Roma: la lotta contro il degrado, per affermare la cultura del decoro. Qui sta il limite del centrodestra: l'idea che sia tutto lecito, che il bene comune non sia importante quanto l'interesse individuale. In quella frase del capo dell'opposizione, "toccate la mia mano perché è questa che ha fatto il grano", è già scritto tutto: la società del particolare; l'egoismo sociale ed etnico. La sinistra non deve avere alcun imbarazzo a mettere in campo un'idea opposta di società, a ingaggiare una grande battaglia di valori. Noi vogliamo premiare il talento e produrre ricchezza; ma vogliamo anche che la ricchezza sia distribuita in modo equo. In un mondo con piccoli fortilizi di ricchi assediati dalla povertà, neppure i ricchi vivono bene».




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12 novembre 2007

Martina: faremo referendum tra gli elettori su sicurezza e welfare

 

Mozione unitaria, approvata quasi all´unanimità e dopo il ritiro degli emendamenti da parte dei potenziali oppositori interni. Con l´impegno, ribadito dal neosegretario Maurizio Martina, che tutte le anime del partito saranno rappresentate nei gruppi dirigenti, a cominciare dall´esecutivo regionale. E, soprattutto, che iscritti e aderenti conteranno di più perché potranno dire sempre la loro con le primarie e i referendum interni. Un avvio ecumenico, quello del Partito democratico lombardo che ha riunito ieri al Carcano i 764 eletti alla Costituente regionale, cercando di evitare i pasticci del battesimo nazionale di due settimane fa alla Nuova Fiera, quando Veltroni lesse in fretta e furia il «dispositivo» finale sulla composizione delle commissioni senza che i delegati ne sapessero nulla, provocando malumori e proteste soprattutto (ma non solo) fra bindiani e lettiani. Un incidente di percorso da non ripetere nell´assemblea regionale più importante, se non altro per il numero dei delegati, del nuovo partito.
A introdurre il discorso di investitura del trentenne Martina, forte del 78 per cento dei consensi ottenuto alle primarie del 14 ottobre, ci sono le note di Gaber ("La libertà non è star sopra un albero..."). L´applauso più forte, anzi la standing ovation, arriva subito: ma è per Enzo Biagi, citato dal segretario all´inizio della relazione. Seguono altri otto battimani, i passaggi più graditi sono proprio quelli che provano a disegnare un partito «unitario, aperto e plurale», e indicano la strada del ricorso a forme stabili di consultazione di iscritti e aderenti: le primarie per selezionare tutti i candidati nelle istituzioni, dai sindaci ai premier, e quando è possibile pure per eleggere i dirigenti del partito. Ma anche i referendum interni su temi come la sicurezza, il welfare, la politica estera. Referendum telematici, perché le vecchie sezioni non bastano più e grazie a Internet ci si può rivolgere a platee molto più ampie. C´è anche la promessa di sottoporre i gruppi dirigenti al giudizio della base e di tenere ogni anno un «Forum delle idee» che fissi nel modo più «partecipato» possibile l´agenda politica del Pd lombardo.
Tutti d´accordo: anche Riccardo Sarfatti, lo sconfitto del 14 ottobre che comunque ha preso un rispettabile 22 per cento. Il coordinatore dell´Unione al Pirellone propone dal palco una serie di emendamenti: primarie sempre, a tutti i livelli, incompatibilità tra segretari locali e parlamentari, no alla nomina di esponenti delle vecchie nomenclature di Ds e Margherita. Non c´è bisogno di metterli ai voti, gli emendamenti, perché alla fine vengono ritirati e «girati» come contributo alla commissione Statuto di cui Sarfatti sarà presidente (mentre nella commissione Progetto avrà un ruolo di primo piano l´eurodeputato Antonio Panzeri). Ma c´è chi le critica, eccome, quelle proposte: l´ex segretario provinciale ds Franco Mirabelli, protagonista di un vivace scambio di opinioni con Sarfatti nel foyer del Carcano, e Daniele Bosone, il senatore della Margherita di osservanza franceschiniana che si sente colpito nel vivo perché chiamato a fare il vice di Martina: «Il territorio si sceglierà i dirigenti che vuole, è questione di democrazia». Nelle conclusioni, il segretario saluta e ringrazia un gruppo di persone: prima Bosone, poi i veltroniani Matteo Mauri e Luciano Fasano, e i lettiani Alessandro Alfieri e Guido Galperti. Quello sarà il nucleo forte del nuovo esecutivo regionale, e Galperti al Pirellone guiderà il gruppo unico che nascerà il 23 novembre. Manca qualcuno legato al tandem Bindi-Sarfatti, ma arriverà. Si spera anche che arrivino le donne, l´altra metà paritaria del Pd.




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8 novembre 2007

Veltroni: "Se il governo regge intesa con la Cdl sulle riforme"

 

ROMA - Un accordo con il centrodestra per una riforma delle istituzioni e dei meccanismi elettorali. La proposta viene dal segretario del Partito Democratico, Walter Veltroni. A una condizione di fatto: che la maggioranza superi la prova della Finanziaria. Veltroni quindi intercetta il clima abbastanza disteso che si avverta a Palazzo Madama dove l'aula sta votando i circa novanta articoli della Finanziaria e i relativi 300 emendamenti, sfida la superstizione e rilancia: dopo il 14 novembre, giorno in cui è previsto il voto finale della manovra, tutti intorno a un tavolo a parlare di riforme.

"Tutti sono in attesa della famosa spallata - ha detto il sindaco di Roma parlando all'assemblea dei parlamentari e dei delegati del Pd eletti all'estero - Doveva essere lunedì o martedì ma per ora è rinviata. Se la maggioranza supera la prova della finanziaria, allora sarà il momento di chiedere al centrodestra, di dare vita a un'intesa sulle riforme istituzionali e dentro questo sulla legge elettorale".

Il leader di An Gianfranco Fini è il primo a raccogliere l'appello di Veltroni a cui però ricorda che è prima di tutto il Pd "a dover chiarire se ha raggiunto un'intesa su una posizione comune al suo interno". Finora, aggiunge, "abbiamo sentito tante ipotesi diverse fra di loro, ma del resto anche nel centrodestra ci sono ipotesi diverse". Sull'ipotesi spallata e caduta, Fini dice "vedremo se alla fine di tutto, Camera, Senato e Finaziaria, la maggioranza sarà ancora in piedi".

Veltroni invece azzarda, butta il cuore oltre l'ostacolo e sfida: "Se si passa questa fase del voto del 14 novembre molte cose in Italia potranno cambiare per avviare una grande stagione di riforme". Fino al voto finale sulla manovra, osserva il segretario del Pd, "tutti nella Cdl sono in una posizione di surplace, nessuno sembra disposto ad un confronto, ma se noi superiamo la finanziaria, sarà il momento di chiedere alla Cdl di dar vita ad un'intesa" sulle riforme con l'obiettivo di "garantire nel 2008 una soluzione al groviglio di problemi da troppo tempo senza soluzioni nel paese".

Il leader del Pd ha ringraziato i parlamentari eletti all'estero per l'impegno in aula soprattutto al Senato. "Anna Finocchiaro - spiega Veltroni - ha sottolineato il grosso lavoro che fate al Senato e io ogni giorno seguo, sentendo Anna, lo svolgimento dei lavori e vedo una presenza della maggioranza molto forte e coesa".

Dopo il 14 ottobre, quindi, va in onda "un altro film". Veltroni parla e azzarda incrociando le dita - lo scivolone a palazzo Madama è sempre in agguato - perchè sa che anche nell'opposizione crescono i malumori per le fughe in avanti di Berlusconi e i suoi annunci di resa finale. Stamani un capannello davanti alla buvette del Senato fotografava le facce lunghe dello stato maggiore azzurro, a cominciare da Schifani per finire con Centaro, mentre sul tabellone scorrevano le votazioni. Andamento lento ma costante, quasi sempre cinque anche sette voti di scarto a favore della maggioranza. Tranne che su Ici prima casa e Ici sugli immobili religiosi.

Il segretario del Pd precisa che la tenuta deve essere misurata non tanto "sui singoli emendamenti su cui può accadere di andare sotto, l'importante è che la maggioranza tenga sui voti fondamentali".

Antonello Soro nuovo capogruppo del Pd alla Camera - Il medico sardo, 59 anni, ex popolare, che tanto ha lavorato nel dietro le quinte per regole e primarie del nuovo partito, è stato nominato capogruppo del Pd alla Camera. Ha preso il posto da Dario Franceschini che è diventato numero due del partito. Una corsa senza avversari, quella di Soro: l'unico altro interessato era Mattarella che però ha rinunciato. Soto ha ottenuto 156 voti su 186 votanti, 17 le schede bianche. Novevoti sono andati a Sergio Mattarella e uno per ciascuno a Massimo D'Alema e a Marina Sereni.

(7 novembre 2007 www.repubblica.it )




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5 novembre 2007

Gli uomini e le donne dell'esecutivo

Goffredo Bettini nasce a Roma nel 1952. Nel 1989 è eletto al consiglio comunale di Roma; ricopre per sei anni la carica di capogruppo del Pds al Comune di Roma. Nel 1997 è nominato assessore ai Rapporti istituzionali del Comune, carica che lascia nel 1999 per diventare presidente della società «Musica per Roma» (Auditorium). Nel 2000 è eletto nel consiglio regionale del Lazio dove ricopre la carica di vice presidente del Consiglio sino al maggio 2001 quando è eletto alla Camera. È attualmente Senatore e presidente della fondazione Cinema per Roma.

Andrea Causin è nato a Mestre il 13 settembre 1972. Dal 1999 al 2002 è stato segretario nazionale dei giovani delle Acli, periodo in cui è stato anche componente del Consiglio nazionale, della Direzione nazionale e della Presidenza nazionale delle Acli. Dal 2002 al 2005 è stato presidente provinciale delle Acli di Venezia. Dal 2002 al 2006 è stato amministratore delegato di due società municipalizzate operanti nel settore dell'energia e dell'ambiente. Nell'aprile 2005 è stato eletto nel consiglio regionale del Veneto, incarico che ricopre tuttora nel gruppo dell'Ulivo-Pd.

Vincenzo Cerami è nato a Roma nel 1940. Allievo di Pier Paolo Pasolini, ha scritto libri, romanzi, sceneggiature (tra l'altro per i film di Roberto Benigni), opere teatrali.

Roberto Della Seta è nato a Roma nel 1959. È sposato e ha un figlio. Dal 2003 è presidente nazionale di Legambiente, dove in precedenza è stato coordinatore del comitato scientifico e curatore del rapporto «Ambiente Italia». Laureato in storia dei partiti politici, ha pubblicato diversi saggi tra cui «La difesa dell'ambiente in Italia. Storia e cultura del movimento ecologista» (2000) e «Dizionario del pensiero ecologico» (2007).

Emanuela Giangrandi, 43 anni, nata a Lugo, in provincia di Ravenna, dove vive. A 21 anni entra nel Consiglio Comunale di Lugo, dove rimane per quattro legislature, fino al 2004. In questo periodo ricopre le cariche di capogruppo, di assessore, oltre che di segretaria comunale del Pds. Nel 2001 è assessore provinciale a Ravenna, incarico che riveste tuttora, con le deleghe al bilancio e programmazione finanziaria. Politiche sociali, sanitarie e dell'immigrazione. Cooperazione sociale. Convive con Stefano, avvocato, conosciuto sui banchi del consiglio comunale di Lugo, dove svolgeva il ruolo di capogruppo di Forza Italia.

Maria Grazia Guida, nata ad Amatrice (Rieti) nel 1954. È sposata ed ha una figlia di 26 anni. Ha lavorato come assistente sociale in servizi istituzionali pubblici delle ASL, ed in particolare dal 1981 presso il Comune di Milano, prima come assistente sociale e successivamente ha rivestito la carica di Funzionario responsabile di Area di Servizi. Si è occupata di minori, famiglie in difficoltà e anziani. Dal 2001 ha iniziato una collaborazione con don Virginio Colmegna operando in Caritas Ambrosiana fino al 2004. Dal 2004 si occupa della direzione della fondazione Casa della carità di Milano. Da circa un anno ricopre la carica di vice presidente del Centro ambrosiano di solidarietà di Milano, che si occupa di giovani con problemi di dipendenza, salute mentale e progetti di coesione sociale nei quartieri difficili della città di Milano.

Laura Pennacchi è nata a Latina il 9 luglio del 1948, vive a Roma. È madre di due figli, Emanuele di 27 anni, Francesca di 29 anni. Si è laureata in Filosofia presso l'Università «La Sapienza» di Roma. Economista e docente autrice di numerosi saggi, Laura Pennacchi è stata parlamentare dei Ds e sottosegretario al Tesoro con Carlo Azeglio Ciampi.

Roberta Pinotti è nata a Genova il 20 Maggio 1961. Sposata, 2 figlie Elena e Marta di 14 e 6 anni. Laureata in lettere, insegnante di ruolo di scuola media superiore. Una lunga esperienza negli scout. È assessore della Provincia di Genova dal 1993 al 1997. Nel 1997, dopo l'elezione in Comune, diviene assessore fino al 2000, quando è eletta segretaria della Federazione di Genova dei Ds, prima e finora unica donna a ricoprire questo incarico. Nel 2001 è eletta deputata e lavora nella commissione Difesa, di cui diviene Presidente dopo la rielezione al Parlamento nel 2006. Anche per questo incarico è la prima volta per una donna.

Lapo Pistelli è nato a Firenze il 20 giugno 1964. Sposato con Maria, ha tre figli. Docente di scienze politiche all'Università di Stanford a Firenze e di comunicazione politica all'Università di Firenze. Giornalista dal 1991, ha fondato e diretto dal 1987 al 1995 il Centro toscano di documentazione politica. Consigliere comunale a Firenze dal 1985 al 1995 e assessore alla Scuola dal 1992 al 1995 è stato eletto con l'Ulivo alla Camera dei Deputati nel 1996 e nel 2001 ed è stato membro delle Commissioni Affari Costituzionali e Affari Esteri e dell'Assemblea parlamentare dell'Osce. Coordinatore della segreteria del Ppi dal 1999 al 2001, membro dell'Esecutivo e della Presidenza della Margherita è stato eletto al Parlamento Europeo nel 2004 ed è oggi capodelegazione.

Andrea Orlando. Nato alla Spezia nel 1969, è eletto nel Consiglio Comunale della sua città, La Spezia, dal 1990 fino al 2007 risultando, per due volte, il consigliere che ha raccolto il maggior numero di preferenze. Nell'ambito dell'attività amministrativa svolge prima la funzione di capogruppo del Pds in Consiglio Comunale(1993-1997), poi quella di assessore alle Attività Produttive e successivamente all'Urbanistica (1997-2002). È stato segretario provinciale dei DS (2001-2003) e componente della segreteria regionale. Dal 2003 assume incarichi presso la Direzione Nazionale dei DS, prima come vice responsabile del dipartimento organizzazione, nel 2005 assume la direzione del dipartimento enti locali, incarico che lascia nel 2006 per assumere quello di responsabile organizzativo nell'ambito della Segreteria Nazionale dei Ds. Nello stesso anno, alle elezioni politiche, è eletto deputato nella Circoscrizione Ligure nelle liste dell'Ulivo. In Parlamento è stato membro della Commissione Bilancio e poi di quella Politiche Comunitarie.

Annamaria Parente è nata a Napoli il 17 settembre del 1960 e attualmente è responsabile del Coordinamento Nazionale donne della Cisl. Nella sua città si è laureata nel 1985 in Filosofia. La sua prima esperienza lavorativa è presso l'Ente poste di Napoli. Inizia il suo percorso sindacale nel 1986. È stata componente della segreteria regionale del Slp (Sindacato Lavoratori Poste) della Campania, responsabile Formazione dell'Ust (Unione Sindacale Territoriale) di Napoli. Dal 1995 è responsabile del Coordinamento Nazionale donne della Cisl Confederale. Ha rappresentato e rappresenta la Cisl nei seguenti organismi: Commissione Nazionale Parità dove è stata nominata anche vice presidente, Comitato Pari Opportunità presso il Ministero del Lavoro, Comitè des femmes della Confederazione Europea dei Sindacati (CES) e Comitè des femmes della Confederazione Internazionale dei Sindacati Liberi. L'8 marzo 2004 è stata nominata Ambasciatrice di Pace dal Centro di Pace tra i popoli di Assisi. È sposata ed è madre di un bambino Ennio di 7 anni.

Maria Paola Merloni, nata a Roma nel 1963, una figlia, Maria Vittoria, di 14 anni, è un'imprenditrice con un lungo curriculum di inacarichi. È stata presidente di Confindustria Marche. Nel 2006 è stata eletta alla Camera nelle liste della Margherita.

Federica Mogherini è nata a Roma il 16 giugno del 1973, è sposata ed ha una figlia di tre anni. È laureata in Scienze politiche con una tesi sul rapporto tra religione e politica nell'Islam. Nel 1996 si è iscritta alla Sinistra giovanile. Nel 2001 è entrata nel Consiglio Nazionale dei DS, successivamente nella Direzione Nazionale e nel Comitato Politico. Nel 2003 ha iniziato a lavorare al Dipartimento Esteri dei DS, prima come responsabile del rapporto con i movimenti, poi come coordinatrice del Dipartimento, e da ultimo come responsabile delle Relazioni Internazionali. Ha seguito in particolare i dossier relativi all'Iraq, l'Afghanistan, il processo di pace in Medio Oriente. Ha tenuto le relazioni con il Pse, l'Internazionale Socialista, ed i partiti che ne fanno parte. Ha curato in particolare i rapporti con i Democratici americani. È stata eletta all'Assemblea Costituente del Partito Democratico nel collegio 14 di Roma.

Alessia Mosca, 32 anni, è membro della segreteria tecnica del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Ha lavorato al Parlamento europeo e nell'ufficio relazioni istituzionali e internazionali di Alenia Aeronautica. Laureata in filosofia, ha conseguito il Master of International Affairs presso l'Ispi e il Master in International Relations presso la School for Advanced International Studies della Johns Hopkins University. Ha inoltre conseguito un dottorato di ricerca in Scienza della Politica, con specializzazione in studi comunitari, all'Università di Firenze con una tesi sull'europeizzazione dei partiti italiani. Ha insegnato all'università Lorenzo dè Medici di Firenze e come visiting professor, all'università Cattolica di Milano. Ricercatrice dell'Arel, ha pubblicato diversi articoli sulle politiche dell'Unione europea e ha curato il volume Europa senza prospettive? Come superare la crisi con il bilancio Ue 2007-2013 edito da Il Mulino. È membro dell'Aspen Junior Fellows, della Sisp (Società Italiana di Scienza Politica) e di Eusa (European Union Studies Association). È stata vice presidente dello Yepp (Youth of the European Peoplès Party) e membro della direzione nazionale della Margherita.

Ermete Realacci è Presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati ed è presidente onorario di Legambiente. Nato a Sora, in provincia di Frosinone, il primo maggio 1955, vive a Roma. Ha guidato fin dai primi anni Legambiente - di cui è stato segretario dal 1983 al 1987 e poi presidente. È da anni in prima fila nell'impegno per un'azione forte ed incisiva contro l'aumento dell'effetto serra e i cambiamenti climatici. Presiede l'Aies, Associazione interparlamentare per il commercio equo e solidale, ed è vicepresidente del Kyoto club, il network di istituzioni e imprese impegnate per la riduzione dei gas di serra.Ha promosso e presiede Symbola Fondazione per le qualità italiane. È autore del libro Soft Economy

Giorgio Tonini ha 48 anni, sposato con 7 figli, vive a Trento, dove è stato eletto senatore per l'Unione-Svp. È vicepresidente della Commissione Esteri di Palazzo Madama. Laureato in filosofia, è giornalista professionista. Negli anni dell'Università è stato presidente nazionale della Fuci. Tra i fondatori dei Cristiano sociali, ha fatto parte con Walter Veltroni della Segreteria dei Ds. È stato uno dei 12 saggi che hanno redatto il Manifesto per il Pd. È stato eletto alla Costituente nel collegio di Lavis nella lista Democratici con Veltroni.

Rosa Maria Villecco Calipari senatrice Ds eletta nel 2006 nella circoscrizione Calabria, è componente della 4° Commissione permanente (Difesa) e della Commissione d'inchiesta sul fenomeno della mafia. È membro della Delegazione italiana presso l'Assemblea dell'OSCE. Nata a Cosenza il 24 novembre 1958. Laurea in Scienze economiche e sociali nel 1982. Dopo la laurea, libera professione (commercialista). In seguito funzionario al ministero dell'Economia e delle Finanze. Dal 1999 dirigente della Presidenza del Consiglio.




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5 novembre 2007

Pd, Veltroni nomina l'esecutivo sono nove donne e otto uomini

 ROMA - Più donne che uomini, pochi professionisti della politica e molti esponenti della "società civile", con rappresentanti dell'associazionismo, dell'imprenditoria, del sindacato, dell'ambientalismo e della cultura, con il nome di Vincenzo Cerami a fare da spicco. Sono queste le caratteristiche dell'esecutivo del Partito democratico nominato oggi dal segretario Walter Veltroni.

A farne parte saranno parte nove donne e otto uomini: Goffredo Bettini, Andrea Causin, Vincenzo Cerami, Roberto Della Seta, Emanuela Giangrandi, Maria Grazia Guida, Maria Paola Merloni, Federica Mogherini, Alessia Mosca, Andrea Orlando, Annamaria Parente, Laura Pennacchi, Roberta Pinotti, Lapo Pistelli, Ermete Realacci, Giorgio Tonini, Rosa Villecco Calipari. Insieme a loro, il vice segretario Dario Franceschini e Anna Finocchiaro, i presidenti dei gruppi parlamentari della Camera e del Senato. La composizione della direzione, organo più ampio del partito, sarà annunciata invece la prossima settimana.

"Con la nomina dell'esecutivo - ha detto il segretario del Pd - inizia il cammino di una compagine di donne e uomini innovativa, fresca, aperta, autorevole che avrà il compito di interpretare al meglio la grande forza riformista che il Partito democratico vuole e deve rappresentare. Per la prima volta nella storia della politica italiana, le donne sono presenti in un organismo dirigente in numero superiore a quello degli uomini. Con questa decisione non solo rispettiamo quanto previsto da una innovativa norma del regolamento delle Primarie, che prevedeva la piena parità tra i generi nella Costituente e nelle liste, ma con una scelta particolarmente significativa diamo vita ad un esecutivo in cui la presenza femminile è maggiore di quella maschile".
"Credo - sottolinea ancora Veltroni - sia interessante valutare i diversi percorsi politici e culturali delle persone nominate. C'è chi ha svolto recentemente significative esperienze politiche o parlamentari, ma ci sono anche esponenti di mondi che fanno riferimento all'associazionismo, come Andrea Causin, al volontariato, come Maria Grazia Guida, al sindacato, come Annamaria Parente, all'imprenditoria, come Maria Paola Merloni, alla ricerca, come Alessia Mosca dell'Arel, donne che hanno un'esperienza di battaglie civili, come Rosa Calipari. C'è poi uno dei più autorevoli esponenti della cultura italiana, Vincenzo Cerami, che voglio personalmente ringraziare per aver accettato questo incarico. E c'è la sensibilità di persone come il presidente di Legambiente, Roberto Della Seta, a cui ho chiesto di portare dentro il partito, insieme con Ermete Realacci, il bagaglio della sua importante esperienza ambientalista".

Veltroni conclude: "L'esecutivo del Partito democratico rappresenta la giusta sintesi tra l'esperienza necessaria per chi si appresta ad un cammino così impegnativo e il coraggio e la forza del cambiamento delle generazioni più giovani. Sono certo che queste donne e questi uomini, queste ragazze e questi ragazzi rappresenteranno al meglio quell'ambizione e quella speranza che tre milioni e cinque centomila persone ci hanno affidato con la straordinaria giornata del 14 ottobre".

(www.repubblica.it )




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2 novembre 2007

Il delitto e la politica

 

Le scelte del Pd su sicurezza e immigrazione


di Sergio Romano

 

Con la sua improvvisa conferenza stampa in Campidoglio, mentre cominciava a diffondersi la notizia di un efferato delitto in una baraccopoli romana, Walter Veltroni ha segnato parecchi punti. Ha deviato le frecce che avrebbero fatto di lui, sindaco di Roma, uno dei bersagli preferiti dell'indignazione popolare. Ha dimostrato, come leader del Partito democratico, di essere sensibile alla domanda di sicurezza che sale dal Paese. Ha dato un colpo di frusta alla politica nazionale e ha costretto il governo a trasformare in decreto, con effetti pressoché immediati, quello che era in origine soltanto un disegno di legge. Ha preceduto il centrodestra, costretto a rincorrerlo affannosamente. E ha dimostrato alla pubblica opinione che esiste oggi nel Paese un nuovo, singolare «partito di opposizione ». I Democratici sostengono il governo e sono il suo maggiore pilastro. Ma possono richiamarlo all'ordine con qualche brusco ammonimento e produrre migliori risultati di quanti non ne ottenga un centrodestra che la strategia del suo leader condanna a lavorare per un solo obiettivo: le elezioni Tutto bene, dunque, per Walter Veltroni e il centrosinistra? La sua iniziativa comporta almeno due rischi. In primo luogo dimostra che il presidente del Consiglio non aveva torto, dal suo punto di vista, quando sperava che il Partito democratico sarebbe stato retto da un coordinatore anziché da un segretario nella pienezza dei suoi poteri. Veltroni non può limitarsi al ruolo che fu, prima della fusione, quello di Piero Fassino e Francesco Rutelli. Deve irrobustire la sua creatura dimostrando al Paese che i Democratici sono «governativi», ma diversi. E aspirano a trovare nuovi consensi in una Italia moderata che non approva i cedimenti del presidente del Consiglio alla sinistra radicale. Nelle scorse ore l'emozione suscitata dal delitto di Roma ha permesso a Veltroni d'imporre la propria linea. Che cosa accadrà del governo quando le sue proposte si scontreranno con le posizioni dei partiti massimalisti e metteranno Prodi in serio imbarazzo? Il secondo rischio concerne il caso che Veltroni ha scelto per la sua sortita. Spiace ricordarlo, soprattutto in questo momento, ma il delitto di Roma è «soltanto» un delitto, particolarmente efferato ma pur sempre uno dei tanti che affollano le statistiche criminali di qualsiasi Paese europeo. È molto grave anche perché è un sintomo dei problemi creati da una immigrazione diversa che i governi, non soltanto da noi, affrontano con grande difficoltà. Ma non può dettare l'ordine del giorno del Consiglio dei ministri e influire sui termini di un provvedimento generale. L'impotenza, soprattutto in questo momento, avrebbe scatenato la collera del Paese. Ma la denuncia del «pericolo romeno», presente nelle parole di Veltroni, rischia di rafforzare prevenzioni ingiuste e pregiudizi xenofobi. Governo e partiti debbono ricordare che in Italia non esiste soltanto la criminalità dell'immigrazione. Esiste anche una «sindrome Blocher », dal nome del leader svizzero che ha riscosso un considerevole successo nelle ultime elezioni federali con la sua campagna contro gli stranieri. A questa xenofobia, di cui cominciano a intravedersi alcune brutte manifestazioni, non bisogna offrire occasioni e pretesti. Il governo ha il diritto di cacciare gli indesiderabili, ma deve dire chiaramente al Paese (come ha fatto ieri il presidente del Consiglio con un particolare riferimento alla comunità romena) che i «desiderabili », nelle file dell'immigrazione, sono la stragrande maggioranza e meritano di essere accolti come tali.

( www.corriere.it )




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30 ottobre 2007

Veltroni: "I campi di Pol Pot agghiaccianti come Auschwitz"

 ROMA - "Ho visto le foto dei campi di concentramento di Pol Pot. Erano delle foto agghiaccianti non diverse da quelle che tra 10 giorni troverò andando ad Auschwitz". Lo ha detto il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, spiegando che gli orrori delle dittature che hanno represso le libertà individuali sono uguali a prescindere dalle bandiere che li hanno ispirati.

Veltroni ha affrontato la questione alla Galleria Colonna di Roma presentando l'ultimo lavoro di Cristina Comencini 'L'illusione del bene' insieme all'autrice e all'attrice Margherita Buy, che ne ha letto alcuni brani. Veltroni ha fatto riferimento al viaggio che farà ad Auschwitz con gli studenti romani dall'11 al 13 novembre.

Il sindaco della capitale ha preso a riferimento le fotografie pubblicate di recente su un quotidiano che rappresentavano i campi di lavoro dei kmer rossi: "Quelle foto sono agghiaccianti - ha sottolineato - e non sono diverse da quelle che fra dieci giorni vedrò andando ad Auschwitz. Sono diversi i colori delle bandiere, sono diverse le motivazioni, ma le vite degli esseri umani sono le stesse".

Una riflessione sul comunismo quella contenuta nel libro della Comencini, "un romanzo coraggioso - aggiunge Veltroni - che ci ricorda che nessuno di noi ha il diritto di rimuovere ciò che è stato che nessuno di noi ha il diritto di attribuire al tempo la possibilità di rimuovere le tracce morali di ciò che è stato, anche i vertici impensabili del male che hanno finito per macchiare il mondo intero".

Infine un riferimento alla necessità di fare i conti con il comunismo e con ciò che esso ha rappresentato in diversi Paesi del mondo: "Quel che bisogna dichiarare per essere creduti rispetto a ciò che è stata la storia del comunismo si trova nella vita concreta di milioni di persone. La vita non merita di essere archiviata sotto diverse specie in ragione delle motivazioni che hanno spinto a fare l'una o l'altra cosa, perché il significato di entrambe è lo stesso e cioè la riduzione della libertà, la soppressione della possibilità di vivere la propria vita manifestando le proprie idee e avendo la propria religione".

( www.repubblica.it )




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27 ottobre 2007

DISPOSITIVO APPROVATO DALL'ASSEMBLEA NAZIONALE COSTITUENTE DEL PARTITO DEMOCRATICO

 L’Assemblea ha approvato a maggioranza le seguenti decisioni:

1. Ai sensi dell’art. 2 comma 3 del Regolamento Quadro per l’elezione delle assemblee costituenti del partito democratico, Dario Franceschini assume l’incarico di Vicesegretario del partito.

2. Sempre  ai sensi dell’art. 2 comma 3 Mauro Agostini assume l’incarico di  Tesoriere del partito.

3. entro il 30 novembre dovranno essere costituiti i gruppi del Partito Democratico ad ogni livello istituzionale;
 
4. gli eletti aderenti al partito democratico contribuiranno al finanziamento del partito al livello (comunale, provinciale, regionale, nazionale) territorialmente corrispondente;

5. il 24 novembre in ogni provincia gli eletti nelle assemblee costituenti regionale e nazionale eleggono, a maggioranza assoluta dei presenti e con eventuale ballottaggio tra i primi due, il Coordinatore provinciale. In caso di collegio riguardante più province l’eletto vota nella provincia con il maggior numero di elettori nello stesso collegio. Si costituisce altresì un Coordinamento Provinciale, composto dai suddetti eletti nelle assemblee costituenti, nonché dai Sindaci e dai Capigruppo Consiliari del PD nei Comuni capoluogo, dai Presidenti di Provincia e dai capigruppo provinciali del PD, dai consiglieri regionali e dai parlamentari aderenti a gruppi del PD.  Il Coordinamento provinciale può allargarsi ad altre persone con il voto favorevole di due terzi i componenti dello stesso.
Le Assemblee Costituenti Regionali, convocate per il 10 novembre, possono prevedere la creazione di livelli equivalenti a quello provinciale per particolari situazioni territoriali o per le aree metropolitane.

Al segretario nazionale e ai segretari regionali è data  delega di garantire la gestione provvisoria della fase costituente, sino all’approvazione dello statuto, anche attraverso la costituzione di organi collegiali provvisori.

6. entro il 23 dicembre saranno convocate dai Segretari regionali in accordo con i Coordinatori provinciali, assemblee di tutti i votanti alle primarie del 14 ottobre per costituire il partito democratico nei territori, secondo le modalità decise congiuntamente dal Segretario Nazionale e dai Segretari Regionali. Ai partecipanti alle Assemblee verrà consegnato un Certificato di “Fondatore del Partito Democratico”.

7. Al Tesoriere l’assemblea affida il mandato di adottare tutti gli atti giuridici necessari per la costituzione del partito nella fase transitoria sino dell’approvazione dello Statuto da parte dell’assemblea costituente.

8. Le funzioni di organo di garanzia del partito nella fase transitoria sono svolte dal comitato dei garanti delle Primarie.

9. In adempimento dei compiti affidati dall’art 2 comma 1, l’Assemblea nomina tre commissioni con il compito di predisporre, entro il 31 gennaio 2008, le proposte di Statuto, del Manifesto dei valori e del Codice etico da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea costituente entro il 28 febbraio 2008. Ogni commissione è composta da 100 componenti l’assemblea, metà uomini e metà donne, indicati dai candidati alla carica di segretario, proporzionalmente ai componenti eletti nell’assemblea collegati a ciascun candidato. Ogni commissione elegge nel suo seno un Presidente e un Relatore, può organizzare il proprio lavoro in sottocommissioni, e predispone forme di consultazione e coinvolgimento nelle scelte dei componenti l’assemblea costituente.




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